sabato 27 giugno 2009

Caponord Giorno 6

KM percorsi 440 – TOT 3538 – Molde/Atlantic Road/Trondheim/Grong-60

Da Caponord 2009


Stamattina si comincia con calma, colazione lauta con caffè, tè, pane e marmellata e pure una banana. La calma però è troppa e ci si mette in moto alle 10, con tanta strada da fare. Percorriamo la strada atlantica nei due sensi, 8 km di curve e ponti disegnati da un architetto pazzo ma con molto gusto, facciamo le foto di rito e ci avviamo verso Trondheim. Purtroppo la E39 che dobbiamo percorrere è costellata di lavori e ci tocca una deviazione su di una strada secondaria. Prendiamo un altro traghetto, abitudine a cui dovremo assuefarci finché siamo in Norvegia.

Alle 15 si arriva a Trondheim, facciamo un giretto, mangiamo roba nel mercato in cui suona un tizio tale e quale ad Elton John, diamo un’occhiata alla cattedrale, al palazzo reale, al ponte più bello della città e arriviamo alla conclusione che le visite urbane sono davvero deludenti, soprattutto se comparate alle meraviglie naturali che il paese offre.

Alle 17 siamo di nuovo in sella, pronti per avanzare lungo la E6 che ci porterà fino alla meta. Dopo due ore decidiamo di cercare dove dormire, con un primo tentativo fallito per sbagliate indicazioni del TomTom, un secondo abortito per il costo eccessivo (540 corone, che equivalgono a circa 60€ per una sola notte) e per il concomitante odore di letame che pervadeva il campeggio, finalmente il terzo è stato un successone. Un posto stupendo, circa 60 km a sud di Grong, che si affaccia su un fiordo, condito di gabbiani un po’ troppo ciarlieri, erba tagliata all’inglese (o alla norvegese?) e birra con cui annaffiare la nostra pasta alla pescatora. Purtroppo domani ci aspettano tanti km e basta, dopodomani dovremmo visitare le Lofoten, ma sappiamo già che saranno l’ultimo punto di vero interesse prima di Caponord.

Caponord Giorno 5

KM percorsi 440 – TOT 3098 (un tot per dormire e mangiare) Lillehammer/Geiranger fjord/Molde

Da Caponord 2009


Carichi come molle ci alziamo e prepariamo tutto, puliamo la Hytte come richiesto alla reception (per risparmiare quelle 150 corone) e via che si va. Se non che la moto di Riccardo è ancora muta. Lanciati gli accidenti di rito si smonta dalla moto e si inizia il balletto di contatto con l’assistenza Moto Guzzi norvegese. Tramite il padre dell’appiedato si riesce a farci telefonare e ci dicono che in ogni caso di sarà da aspettare un paio d’ore. Andiamo alla reception per rendere la chiave e chiedere se ci si può collegare ad internet per cercare le officine moto guzzi più vicine. Manco a dirlo internet è fuori uso e aspettano il tecnico per ripararla. Ritorniamo alla moto ragionando di cosa può essere e alla fine si arriva a parlare di contatti ossidati. Armati di lima si sgrattano per bene morsetti e batteria e… magia! La moto parte! Telefoniamo all’assistenza per disdire la chiamata, ricarichiamo tutto, ingiuriamo l’elettronica che ha dovuto cedere all’intelletto umano e ci prepariamo a ripartire. Ma quando siamo tutti belli pronti la moto è muta di nuovo. Comincio a caricare la roba di Riccardo sulla mia per facilitare le operazioni del meccanico che dovremo in un qualche modo incontrare a Lillehammer ma… ennesima magia!! Ricky fa un ultimo tentativo di grattata e nota anche un contatto lento, una stretta con le pinze e siamo a posto! Si parte alla grande con tre ore di ritardo sulla tabella ma con tanto entusiasmo.

Da qui inizia un bellissimo viaggio, fatto di strade fiancheggiate da foreste, laghi, mucche per la strada, fino a risalire lungo la strada delle Aquile il fiordo di Geiranger, meraviglioso, senza parole per descriverlo. In un tornante riesco anche ad appoggiare la moto in terra perché un pullmann si è fermato per farne passare un altro, ma il san paramotore ha fatto il suo mestiere, per cui ne usciamo indenne io e la GSona.
Ciò detto abbiamo proseguito verso Molde, prendendo i nostri primi due traghettini, che per i locali sono un po’ degli autobus. Infatti alla domanda “Ma quand’è che parte l’ultimo?” ci è stato risposto “Vanno avanti tutta la notte”. Arrivati a Molde abbiamo girato come matti prima per trovare da dormire, poi per un supermercato, poi per un bancomat… abbiamo finito di cenare alla mezza, con la luce ancora fuori. Sarà meglio dormire, perché domani si fa la strada atlantica e poi si punta a Trondheim.

Caponord Giorno 4

KM percorsi 360 – TOT 2658 Tanumshede/Oslo/Lillehammer+10

Da Caponord 2009


Ieri si è deciso di andare a visitare Oslo senza dormirci, deviando poi verso Alesund e non Bergen alla ricerca del fiordo suggerito dalla Lonely e non dal Touring. La mattina viene animata da un’amara sorpresa: la batteria di Riccardo è a terra. Dopo coreografici tentativi di partenza a spinta chiediamo aiuto ai presenti fino ad incappare nel gentilissimo Ulrich, tedesco sulla sessantina in vacanza anche lui (in auto) verso Caponord. Cavetti magici e si riparte. Passato il confine benzina con problemi di pagamento per Riccardo, il cui bancomat viene accettato o no secondo un criterio casuale. Incrociamo di nuovo Ulrich anche lui verso Oslo. Non ripartiamo prima che il solito Ricky acquisti l’olio per la moto (che è molto basso perché lo sputa come fosse un drago), prendendo quello giusto al terzo tentativo con l’aiuto della gentile commessa. Tutto questo mi ha richiamato alla mente Captain Slow di Top Gear, un po’ anche per la flemma nel rivestirsi per ripartire.

Ad Oslo abbiamo visto la città, di cui in realtà ci sono piaciuti il porto e la fortezza, per il resto le nostre città la battono 10 a 0. Rimontati in moto verso Alesund fatti due conti valutiamo che ci fermeremo lungo la E6 (splendida, tra laghi, foreste, montagne) vicino Lillehammer, teatro delle Olimpiadi Invernali del ’94. Dopo alcuni tentativi troviamo sistemazione in un graziosissimo campeggio con hytte, si mangia un buon minestrone e poi si fa un giretto senza trovare una birrina. Prima di dormire, guida alla mano facciamo due conti e rielaboriamo l’itinerario: cassiamo Bergen e optiamo per il Geiranger Fjord e la Strada delle Aquile, per poi raggiungere Molde, fare la strada Atlantica e dirigerci verso Trondheim, così dovremmo anche recuperare un giorno sull’itinerario previsto (e riposarci un po’ al ritorno non ci fa schifo!).

PS: Riccardo scopre dalla Lonely che questo posto (Quality Hotel) è accanto al Family Park che è messo al n°1 della Top Ten dei da fare!

Caponord Giorno 3

KM percorsi 510 – TOT 2298 km – Copenaghen/Malmo/Goteborg/Tanumshede

Da Caponord 2009


Partenza da Copenaghen alla volta della penisola scandinava… sbagliando direzione ed allungando aggratis di quei 15-20 km. Ripresa la bussola ci siamo mossi verso Malmo in Svezia, raggiunta con un bel ponte (ovviamente a pagamento). Da lì abbiamo proseguito lungo la E6/E20 in direzione di Goteborg. La visita alla città è stata piuttosto deludente, un centro senza pregi, con molti negozi, in compenso si stavano svolgendo gli europei di calcio Under 21 e abbiamo visto dei bei parchi. Dopo un pranzo con baguette via verso Tanum. Stupenda la strada ed i paesaggi, soprattutto la 163.

La serata si è conclusa nel campeggio di Tanum, in una minuscola ma accogliente Hytta. Scambiate due parole con Pe’er (così suona) che è alla reception, ci vengono decantate le qualità delle incisioni rupestri qui presenti, strettamente collegate alla Val Camonica. In effetti andiamo a fare un giretto nell’antistante parco storico e non è poi così male. A mo’ di teatrino dei tedeschi arrivano tardi, fanno casino col clacson e sono mandati via con dei gran Raus Raus. Noi invece ci riposiamo per il giorno successivo.

lunedì 22 giugno 2009

Caponord Giorno 1/2

KM percorsi 858/930, TOT 1788 km Modena/Gersfeld/Copenaghen

Da Caponord 2009


I primi due giorni son passati, per la mia scaltrezza non ho qui la roba per allegare foto, per cui procederò in un secondo momento.
Questi due giorni sono decrsi tra tanti km, code, lavori, acqua, fatica ma anche la soddisfazione di essere arrivati fino a Copenaghen tutti interi.
Ieri siamo riusciti a farci delle grasse risate nonostante la cottura a puntino, in particolare quando entrati in un locale per cenare abbiamo chiesto "Is it still possible to eat?" e in tutta risposta ci hanno indirizzato alla toilette...
Oggi invece abbiamo attraversato un ponte stupendo che collega le isole Danesi, con un pedaggino carino carino...
Domani si approderà finalmente in Svezia, direzione Goteborg e poi il più vicino possibile ad Oslo.
Avanti coi carri!

giovedì 21 maggio 2009

A Long Year

Non dovrei avere fretta. Ad essere onesti sono in anticipo di una settimana, ma per la voglia che avevo di buttare giù due righe ho aspettato fin troppo.

Ieri (domenica 10) ho fatto l’ultima lezione del mio secondo anno di improvvisazione di lunga durata, Long Form appunto. Quest’avventura è cominciata dopo aver preso contatto col Match d’Improvvisazione Teatrale, per la voglia di sperimentare qualcosa di nuovo e più sfaccettato. Il corso a cui sono alla fine approdato è un concentrato di informazioni, una miniera di risorse che spingono a riscoprire lati sopiti del proprio io e del proprio corpo, in un invito a sentire e sentirsi, ascoltare e comunicare.

L’obiettivo è portare in scena il Jam Theatre, un format di origine fiorentina, che partendo da una parola suggerita dal pubblico vede nascere, intrecciarsi e dipanarsi diverse storie uniche ed irripetibili. Oscillando tra le risate e le lacrime (magari!) si ha tra le mani un contenitore dalle potenzialità infinite, che mette a dura prova l’attore. Sono infatti convinto che questo tipo di spettacolo richieda salde doti tecniche e profonde qualità attoriali e proprio per questo mi ci rapporto con un grande timore reverenziale.

Il fascino che un’impresa del genere può proiettare su chi ama il teatro è evidente, ma il risvolto della medaglia è lo scoglio di una resa scenica molto complessa, che mette in mano all’attore anche il ruolo di regista e sceneggiatore, col rischio di spegnere la fiamma dell’improvvisazione in qualcosa di artefatto, banale o costruito. La fatica di mantenersi nella Qualità è tanta, la meta è lontana, ma ciò la rende a maggior ragione affascinante.

Devo confessare che dopo il primo anno di corso ed un saggio che mi ricordava un Match dilatato nel tempo, senz’altro divertente per il pubblico ma con poca profondità, mi ero piuttosto scoraggiato. Le lezioni erano semplicemente meravigliose, ma anche molto faticose ed ansiogene, per un tipo cerebrale come me. Il week end mensile che mi lanciava in questo mondo era condito dall’ansia di capire, di fare giusto, di non sbagliare. Quando il cervello si mette a frullare vorticosamente però il fisico ne viene annullato e quindi lo sforzo si moltiplica. Ma l’ansia si scioglieva di fronte a risultati inaspettati, a sensazioni emerse senza essere cercate, ad incontri fortuiti ed intensi.

Questa è stata la mia motivazione. Continuare un percorso che mi riportava a me stesso, fornendomi strumenti da spendere sul palco e sulla strada di tutti i giorni.

Poi, piano piano, l’ansia ha cominciato a sfumare, a lasciare spazio al piacere di scoprire, alla convinzione che sbagliare è relativo ed è soltanto una declinazione del verbo imparare. Pur senza avere la fretta di salire sul palco ho avuto la possibilità di fare tre spettacoli. Quando ho scoperto che avrei partecipato al primo sono stato colto da un’enorme agitazione. Mi sentivo ancora inadeguato, non avevo per le mani la struttura dello spettacolo, ero inchiodato su me stesso. Però è passato. Ho fatto quel che mi sentivo, mi sono divertito e mi sono sbloccato. E’ rimasta la voglia di fare e la tranquillità di aspettare il momento giusto, cullato da lezioni sempre più avvolgenti .

Ora continuo a chinare il capo di fronte al Jam Theatre che vedo ancora su una vetta da scalare, soprattutto dopo aver visto chi lo sa fare davvero, ma la mia è una riverenza spavalda, non ossequiosa né rassegnata. Giorno dopo giorno sto affilando la piccozza, con tutte le intenzioni di conquistarla.

Di un anno mi rimangono tante sensazioni e tanti momenti, principalmente incontri, alcuni tesi altri fluidi, tutti travolgenti. Partire dal corpo per comunicare in maniera istintiva è qualcosa di meraviglioso, senza parola riusciamo ad essere molto più efficaci e diretti, dando voce alla nostre sensazioni. Ascoltare, sentire, rispondere. Cose talmente semplici da far tremare i polsi quando si manifestano. In questo ringrazio i miei compagni di percorso, con cui ho instaurato un contatto vero, trovandomi spesso a godere della loro presenza con un’intimità difficilmente replicabile. Tra le mura del Gramelot si diffonde un’energia che ha del mistico, cucendo con un filo di seta i pensieri e le intezioni di chi ospita.

Una parentesi merita il lavoro sul Neutro che abbiamo fatto grazie a Lea (davvero Grazie, Lea!). Partendo da una condizione di neutralità fisica ed emotiva, siamo entrati in contatto col nostro personaggio, vedendolo, ascoltando le sue risposte, vivendone le emozioni internamente pur dietro un maschera impassibile. Ho visto amici piangere per il dolore di un suicidio che è stato scritto e concertato più di mille anni fa, ho sentito assieme a loro il gelo ed il calore della vita, ho vissuto io stesso l’abbandono totale per la conquista dell’altro da sé.

Quando ho pensato di aver corso il rischio di non provare tutte queste cose, solo per la paura che una struttura mi poteva istillare ho riso di me stesso e mi sono compiaciuto di essere testardo ed aver perseverato.

Tra una settimana si farà il saggio di fine anno, chissà che ne salterà fuori, sarà comunque un bel saluto ad un lungo, intenso anno.


Evidentemente sono di una lentezza scandalosa nel pubblicare i post... ho fatto in tempo a fare il saggio, che è andato anche abbastanza bene, ci siamo divertiti. Vedo che progressivamente sto prendendo confidenza, per cui ormai non ho più scuse, bisogna davvero portare in scena belle cose!

mercoledì 20 maggio 2009

Ridere

Era molto tempo che non ridevo in questo modo. Di sghignazzate ne ho fatte e ne continuo a fare di grasse e saporite, bazzicando soggetti a tratti folli e incontenibili. Ma di risa ce ne sono di tanti tipi, scatenate dalle più diverse situazioni. Risate dolci, amare, sciocche, immotivate, sforzate, genuine o solo accennate.

E’ un vero godimento quando ti prende una risata spontanea, cristallina, incontrollabile, che lasci fluire senza paura e senza sapere quando finirà. Una risata che apre i rubinetti dell’anima e lascia che questa si sfoghi e sgorghi copiosa, liberandosi di ansie e paure, fino a sgombrare completamente petto e mente. Una vera valvola di sicurezza che facendo tabula rasa permette di riprendere il calamaio e disegnare con tratti nuovi il nostro essere. Difficile prevedere la percezione dall’esterno, ma viverla è meraviglioso.

Meraviglioso è ancora più il motivo che la fa scaturire, quando è pace, tranquillità, calore. Ritrovare una sensazione che si credeva persa e che si temeva di non recuperare mai più, riscoprire il piacere di un gesto che è dare ed essere al contempo. Ritrovarsi e capirsi, tornando a percepire chi siamo noi in virtù della realtà che abbiamo definito intorno a noi stessi.

E allora si ride, perché si percepisce quanto siamo piccoli e sciocchi e quanto poco ci basterebbe per essere felici.

[Un video che calza a pennello...]