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giovedì 21 maggio 2009

A Long Year

Non dovrei avere fretta. Ad essere onesti sono in anticipo di una settimana, ma per la voglia che avevo di buttare giù due righe ho aspettato fin troppo.

Ieri (domenica 10) ho fatto l’ultima lezione del mio secondo anno di improvvisazione di lunga durata, Long Form appunto. Quest’avventura è cominciata dopo aver preso contatto col Match d’Improvvisazione Teatrale, per la voglia di sperimentare qualcosa di nuovo e più sfaccettato. Il corso a cui sono alla fine approdato è un concentrato di informazioni, una miniera di risorse che spingono a riscoprire lati sopiti del proprio io e del proprio corpo, in un invito a sentire e sentirsi, ascoltare e comunicare.

L’obiettivo è portare in scena il Jam Theatre, un format di origine fiorentina, che partendo da una parola suggerita dal pubblico vede nascere, intrecciarsi e dipanarsi diverse storie uniche ed irripetibili. Oscillando tra le risate e le lacrime (magari!) si ha tra le mani un contenitore dalle potenzialità infinite, che mette a dura prova l’attore. Sono infatti convinto che questo tipo di spettacolo richieda salde doti tecniche e profonde qualità attoriali e proprio per questo mi ci rapporto con un grande timore reverenziale.

Il fascino che un’impresa del genere può proiettare su chi ama il teatro è evidente, ma il risvolto della medaglia è lo scoglio di una resa scenica molto complessa, che mette in mano all’attore anche il ruolo di regista e sceneggiatore, col rischio di spegnere la fiamma dell’improvvisazione in qualcosa di artefatto, banale o costruito. La fatica di mantenersi nella Qualità è tanta, la meta è lontana, ma ciò la rende a maggior ragione affascinante.

Devo confessare che dopo il primo anno di corso ed un saggio che mi ricordava un Match dilatato nel tempo, senz’altro divertente per il pubblico ma con poca profondità, mi ero piuttosto scoraggiato. Le lezioni erano semplicemente meravigliose, ma anche molto faticose ed ansiogene, per un tipo cerebrale come me. Il week end mensile che mi lanciava in questo mondo era condito dall’ansia di capire, di fare giusto, di non sbagliare. Quando il cervello si mette a frullare vorticosamente però il fisico ne viene annullato e quindi lo sforzo si moltiplica. Ma l’ansia si scioglieva di fronte a risultati inaspettati, a sensazioni emerse senza essere cercate, ad incontri fortuiti ed intensi.

Questa è stata la mia motivazione. Continuare un percorso che mi riportava a me stesso, fornendomi strumenti da spendere sul palco e sulla strada di tutti i giorni.

Poi, piano piano, l’ansia ha cominciato a sfumare, a lasciare spazio al piacere di scoprire, alla convinzione che sbagliare è relativo ed è soltanto una declinazione del verbo imparare. Pur senza avere la fretta di salire sul palco ho avuto la possibilità di fare tre spettacoli. Quando ho scoperto che avrei partecipato al primo sono stato colto da un’enorme agitazione. Mi sentivo ancora inadeguato, non avevo per le mani la struttura dello spettacolo, ero inchiodato su me stesso. Però è passato. Ho fatto quel che mi sentivo, mi sono divertito e mi sono sbloccato. E’ rimasta la voglia di fare e la tranquillità di aspettare il momento giusto, cullato da lezioni sempre più avvolgenti .

Ora continuo a chinare il capo di fronte al Jam Theatre che vedo ancora su una vetta da scalare, soprattutto dopo aver visto chi lo sa fare davvero, ma la mia è una riverenza spavalda, non ossequiosa né rassegnata. Giorno dopo giorno sto affilando la piccozza, con tutte le intenzioni di conquistarla.

Di un anno mi rimangono tante sensazioni e tanti momenti, principalmente incontri, alcuni tesi altri fluidi, tutti travolgenti. Partire dal corpo per comunicare in maniera istintiva è qualcosa di meraviglioso, senza parola riusciamo ad essere molto più efficaci e diretti, dando voce alla nostre sensazioni. Ascoltare, sentire, rispondere. Cose talmente semplici da far tremare i polsi quando si manifestano. In questo ringrazio i miei compagni di percorso, con cui ho instaurato un contatto vero, trovandomi spesso a godere della loro presenza con un’intimità difficilmente replicabile. Tra le mura del Gramelot si diffonde un’energia che ha del mistico, cucendo con un filo di seta i pensieri e le intezioni di chi ospita.

Una parentesi merita il lavoro sul Neutro che abbiamo fatto grazie a Lea (davvero Grazie, Lea!). Partendo da una condizione di neutralità fisica ed emotiva, siamo entrati in contatto col nostro personaggio, vedendolo, ascoltando le sue risposte, vivendone le emozioni internamente pur dietro un maschera impassibile. Ho visto amici piangere per il dolore di un suicidio che è stato scritto e concertato più di mille anni fa, ho sentito assieme a loro il gelo ed il calore della vita, ho vissuto io stesso l’abbandono totale per la conquista dell’altro da sé.

Quando ho pensato di aver corso il rischio di non provare tutte queste cose, solo per la paura che una struttura mi poteva istillare ho riso di me stesso e mi sono compiaciuto di essere testardo ed aver perseverato.

Tra una settimana si farà il saggio di fine anno, chissà che ne salterà fuori, sarà comunque un bel saluto ad un lungo, intenso anno.


Evidentemente sono di una lentezza scandalosa nel pubblicare i post... ho fatto in tempo a fare il saggio, che è andato anche abbastanza bene, ci siamo divertiti. Vedo che progressivamente sto prendendo confidenza, per cui ormai non ho più scuse, bisogna davvero portare in scena belle cose!

mercoledì 7 gennaio 2009

Ritorno alle origini...

Visto che è un po' che non si mettono post inerenti alla vera ragion d'essere di questo blog (ovvero spunti per noialtri teatranti da due soldi) ne approfitto e metto su uno spezzone della fame dello Zanni interpretata da Dario Fo, che, diciamocelo, non è nemmeno buono di fottersi le corde vocali grattando la voce.

Il Cantiere ha Chiuso

Grandissimo divertimento al Cantiere d'Inverno 2009!
Una fatica boia ma tanta soddisfazione per le tre giornate che ci hanno visti impegnati in vacanza/formazione/spettacolo (così recita il flier).
Si sono riviste facce note (Modenesi, Reggiani, Parmensi, Bresciani) e nuove (Milanesi, Toscani di ogniddove), con senz'altro risultati esilaranti.

Il trio Vale, JeanClaude e JeanJeaque si è lanciato nella sfida della Commedia dell'Arte ovvero nello studio della maschera, partendo dal buffone medievale fino ai personaggi che banalmente conosciamo grazie al carnevale.

La mia scelta è stata dettata dalla voglia di lavorare ancora sul fisico, lato su cui mi sento ancora molto legato, per cui avevo già interrogato Dan sul tipo di lavoro che ci avrebbe aspettato.
Non posso che dire che le aspettative sono state rispettate e superate!
Come annunciato il primo giorno ci siamo massacrati, con un riscaldamento pesante e un lavoro intensissimo sul buffone, tutto in gramelot. Ciascuno di noi si è procurato artificiali deformità con carta da giornale per poi assecondare con la postura queste orribili fattezze e caricare il proprio personaggio.
Passare quasi due ore gobbo e con la schiena storta è stato quanto meno faticoso, ma l'improvvisato assalto al castello della principessa (rapita come fosse un maiale da fare arrosto) ha ricompensato le fatiche della giornata.
Per non parlare poi della meravigliosa spuma di tonno che ci è stata servita a cena, seconda per importanza soltanto allo scambio di donzelle tra noi modenesi ed i parmensi, così da creare una progenie meticcia in grado di schiacciare l'odiata Reggio Emilia (non si pensi che queste siano sciocchezze goliardiche, siamo persino arrivati ad identificare l'etimologia epico-mitologica dell'interiezione "Porca Troia", di Omeriche radici).

Il secondo giorno ancora gramelot ed i primi cenni sui personaggi della Commedia dell'Arte, per poi introdurci ai movimenti dei diversi segmenti corporei che avremmo sfruttato l'ultimo giorno. Abbiamo anche avuto i primi contatti con le maschere, affascinante davvero!
In serata grandi match, grandi chiacchiere, grandi risate... forse troppo grandi, visto che Robby ha cortesemente obiettato che sì, forse forse, in fondo in fondo "Avete rotto il cazzo!", in effetti ha anche minacciato di non farci matchare più... ops!
A seguire danze sfrenate, macchinette seviziate e cerbottane giganti in quel del Sabbione, rinomata località immersa nella più fitta nebbia che il popolo padano abbia da offrire.
Sono anche successe cose che esulano dalla vacanza/formazione/spettacolo ma coinvolgono persone e parti del corpo che non vi posso dire... no no, non posso... vabbè, ve lo dico... no meglio di no...

Il terzo giorno si è seguita una lezione sulla rima in cui orecchi maschili (ed occhi femminili) sono stati ammaliati dalla perizia poetica di Enrico und Burroni, lanciati in distici, terzine e perfino Ottave Rime, talora un po' scurrili ma cesellate con strabiliante abilità.
Dopo un pranzo che ci ha spinti al ritardo più vergognoso ci siamo lanciati sulle maschere vere e proprie, coi relativi personaggi, prima con un lavoro personale e poi mettendo in scena dei canovacci da noi stessi improvvisati, con risultati a dir poco insperati!!
Siamo rimasti talmente contenti da aver chiesto a Dan di proseguire il percorso con qualche incontro in più e forse la proposta andrà in porto! L'ho visto quasi commosso dal nostro entusiasmo, a conferma del fatto che il Ferrari è un grande, come insegnante, come attore, come persona. Chapeu!
Per concludere in grande stile tutti al CTL, laddove Nestore ed Apollonio hanno serbato la prelibata polenta fenicia per allietare il nostro orgiastico baccanale.
Insomma, ci siamo sbragati, più o meno letteralmente!

Ah già! Ho scoperto di essere uno Zanni o un Arlecchino (preferisco la variante Scimmia, che ho poi nella foto del profilo) ... BOIA CHE FAME!

Da sabato tra l'altro riprendo i match del campionato reggiano, mi sa che il CTL ci rivedrà a breve...































mercoledì 24 dicembre 2008

GnuRaffe

Ier sera si è svolto il match amichevole interno del secondo anno, che vede riunite le giraffe alle nostre GNUcche Mari e Vale.
Come anche il buon Claudio ha avuto modo di dire siamo su un altro pianeta, l'anno scorso a questo punto noi stavamo zatterando o ci stavamo ramazzando con bastoni di legno...

A sostenere una scoppiettante serata musiche da antologia ed un setting Hollywoodiano, per non parlare del presentatore che nel secondo tempo ha agilmente agevolto il dipanarsi del match.

Una fortissima nota di demerito per tutti quelli che non hanno reso possibile il Rotonda Project, vergona, vergogna, vergogna!

venerdì 24 ottobre 2008

It's a kind of magic

Mi riciclo un po'... rivedendo le foto dei camerini del Cittadella mi è tornato alla mente uno dei primi spettacoli che ho fatto in inglese, proprio in quel teatro.
Dopo quella sera scrissi questo pezzo, che si trova sul sito di Modena Theatre Worskhop (www.mtwnet.it per i più coraggiosi).


Forse è il legno delle assi che calpestiamo, forse è il calore delle persone che siedono innanzi a noi, forse è la forza che unisce un gruppo. Qualunque cosa sia è unica e irresistibile.
Ti avvicini con passi esitanti ad una porta, tagli il freddo incedendo nella speranza che il vapore della condensa mascheri il tuo nervosismo e man mano che la distanza tra te e la soglia si riduce senti il cuore cominciare a risvegliarsi e le gambe dare segno di incertezza.
Nelle decine di minuti che precedono il momento fatidico sembra che il tuo corpo abbia deciso di prendersi una pausa di riflessione, per rendersi il conto se sia il caso di darti retta oppure no e, tanto per non essere da meno, il cervello comincia a fare scherzi fingendo di essersi dimenticato di tutto ciò che con fatica e piacere sei riuscito a ficcarci dentro.
Incontri persone, facce amiche e schiene fastidiose, scendi una manciata di gradini e ti ritrovi racchiuso tra quattro esili mura che non riescono a trattenere le vibrazioni di un'atmosfera talmente tesa che sembra entrare in risonanza con ogni tuo respiro. Ancora non capisci bene perchè, ma convincere l'aria a raggiungere i tuoi polmoni non è mai stato così difficile, come se non bastasse ogni singola cellula del tuo corpo è stata presa da una incontrollabile frenesia. Ogni spazio è claustrofobico, i vestiti hanno perso almeno due taglie e anche se siamo in inverno è una giornata asfissiante. Di fronte ad uno specchio ridi dello sciocco ometto che sembra essersi ridotto ad una caricatura da prima pagina, ma allo stesso tempo ti chiedi che diavolo stai facendo, a cosa andrai in contro e non vedi l'ora che sia già domani.
Le sagome attorno a te si moltiplicano, oppure sei tu stesso che le incroci più volte, cerchi rassicurazione in sguardi, gesti, parole, frughi negli antri più reconditi della memoria alla ricerca di congiunzioni, virgole e punti a cui mai avevi prestato attenzione, ma che ora sono più che mai importanti. Le mani si accaniscono su bottoni, tasche, risvolti e su loro stesse quando decidi di dare un attimo di tregua ai tuoi indumenti, proprio nell'istante in cui senti due parole comuni ma inquietanti: "cinque minuti".
Il mondo ha deciso di finire e tu non hai fatto in tempo a scendere all'ultima fermata. Non è il caso di disperarsi ma la schiena fa male, ti senti intontito e se fossi riuscito a mangiare qualcosa l'avresti già rimesso nel bagno più vicino. Dopotutto non è la prima volta che ti senti così, ma di certo non te la ricordavi così logorante. Un ultimo respiro, un pensiero perchè qualcuno ti assista e un bel merda gridato dentro di te.
Dopodichè sei solo.
Solo tu e almeno un centinaio di persone. Ma non è questo il momento di pensarci.
Una carrucola fa scorrere gli attimi più lunghi della tua esistenza e ti trascina con sè.
E' proprio allora che scatta un non so che. Assieme alla tua voce scivolano via tutte le sgradevoli sensazioni che poco fa ti stavano attanagliando. Un confortante tepore ti avvolge e una strana energia ti inebria. Non sei mai stato così pimpante e il tuo corpo ha finalmente deciso di stare dalla tua, convincendo anche il cervello che non è il caso di andare in stand by.
Ormai non sei più tu a comandare, sotto i tuoi piedi qualcosa ti guida e ti suggerisce le parole, ma sopratutto ti trasmette una strana scarica che arriva fin dritto alla testa, sconquassandola, facendola girare e lasciandoti solo il tempo di chiederti che sta succedendo. Fino a che, in un singolo istante, così, per caso, vedi ciò che ti sta intorno e un pensiero sottile e tagliente di ferisce. Siamo alla fine. L'entusiasmo e la gioia che seguiranno non basteranno a consolarti, perchè la magia si è interrotta, la schiena torna a far male e sei sfinito. Ma non vedi l'ora di ricominciare.