sabato 27 giugno 2009

Caponord Giorno 3

KM percorsi 510 – TOT 2298 km – Copenaghen/Malmo/Goteborg/Tanumshede

Da Caponord 2009


Partenza da Copenaghen alla volta della penisola scandinava… sbagliando direzione ed allungando aggratis di quei 15-20 km. Ripresa la bussola ci siamo mossi verso Malmo in Svezia, raggiunta con un bel ponte (ovviamente a pagamento). Da lì abbiamo proseguito lungo la E6/E20 in direzione di Goteborg. La visita alla città è stata piuttosto deludente, un centro senza pregi, con molti negozi, in compenso si stavano svolgendo gli europei di calcio Under 21 e abbiamo visto dei bei parchi. Dopo un pranzo con baguette via verso Tanum. Stupenda la strada ed i paesaggi, soprattutto la 163.

La serata si è conclusa nel campeggio di Tanum, in una minuscola ma accogliente Hytta. Scambiate due parole con Pe’er (così suona) che è alla reception, ci vengono decantate le qualità delle incisioni rupestri qui presenti, strettamente collegate alla Val Camonica. In effetti andiamo a fare un giretto nell’antistante parco storico e non è poi così male. A mo’ di teatrino dei tedeschi arrivano tardi, fanno casino col clacson e sono mandati via con dei gran Raus Raus. Noi invece ci riposiamo per il giorno successivo.

lunedì 22 giugno 2009

Caponord Giorno 1/2

KM percorsi 858/930, TOT 1788 km Modena/Gersfeld/Copenaghen

Da Caponord 2009


I primi due giorni son passati, per la mia scaltrezza non ho qui la roba per allegare foto, per cui procederò in un secondo momento.
Questi due giorni sono decrsi tra tanti km, code, lavori, acqua, fatica ma anche la soddisfazione di essere arrivati fino a Copenaghen tutti interi.
Ieri siamo riusciti a farci delle grasse risate nonostante la cottura a puntino, in particolare quando entrati in un locale per cenare abbiamo chiesto "Is it still possible to eat?" e in tutta risposta ci hanno indirizzato alla toilette...
Oggi invece abbiamo attraversato un ponte stupendo che collega le isole Danesi, con un pedaggino carino carino...
Domani si approderà finalmente in Svezia, direzione Goteborg e poi il più vicino possibile ad Oslo.
Avanti coi carri!

giovedì 21 maggio 2009

A Long Year

Non dovrei avere fretta. Ad essere onesti sono in anticipo di una settimana, ma per la voglia che avevo di buttare giù due righe ho aspettato fin troppo.

Ieri (domenica 10) ho fatto l’ultima lezione del mio secondo anno di improvvisazione di lunga durata, Long Form appunto. Quest’avventura è cominciata dopo aver preso contatto col Match d’Improvvisazione Teatrale, per la voglia di sperimentare qualcosa di nuovo e più sfaccettato. Il corso a cui sono alla fine approdato è un concentrato di informazioni, una miniera di risorse che spingono a riscoprire lati sopiti del proprio io e del proprio corpo, in un invito a sentire e sentirsi, ascoltare e comunicare.

L’obiettivo è portare in scena il Jam Theatre, un format di origine fiorentina, che partendo da una parola suggerita dal pubblico vede nascere, intrecciarsi e dipanarsi diverse storie uniche ed irripetibili. Oscillando tra le risate e le lacrime (magari!) si ha tra le mani un contenitore dalle potenzialità infinite, che mette a dura prova l’attore. Sono infatti convinto che questo tipo di spettacolo richieda salde doti tecniche e profonde qualità attoriali e proprio per questo mi ci rapporto con un grande timore reverenziale.

Il fascino che un’impresa del genere può proiettare su chi ama il teatro è evidente, ma il risvolto della medaglia è lo scoglio di una resa scenica molto complessa, che mette in mano all’attore anche il ruolo di regista e sceneggiatore, col rischio di spegnere la fiamma dell’improvvisazione in qualcosa di artefatto, banale o costruito. La fatica di mantenersi nella Qualità è tanta, la meta è lontana, ma ciò la rende a maggior ragione affascinante.

Devo confessare che dopo il primo anno di corso ed un saggio che mi ricordava un Match dilatato nel tempo, senz’altro divertente per il pubblico ma con poca profondità, mi ero piuttosto scoraggiato. Le lezioni erano semplicemente meravigliose, ma anche molto faticose ed ansiogene, per un tipo cerebrale come me. Il week end mensile che mi lanciava in questo mondo era condito dall’ansia di capire, di fare giusto, di non sbagliare. Quando il cervello si mette a frullare vorticosamente però il fisico ne viene annullato e quindi lo sforzo si moltiplica. Ma l’ansia si scioglieva di fronte a risultati inaspettati, a sensazioni emerse senza essere cercate, ad incontri fortuiti ed intensi.

Questa è stata la mia motivazione. Continuare un percorso che mi riportava a me stesso, fornendomi strumenti da spendere sul palco e sulla strada di tutti i giorni.

Poi, piano piano, l’ansia ha cominciato a sfumare, a lasciare spazio al piacere di scoprire, alla convinzione che sbagliare è relativo ed è soltanto una declinazione del verbo imparare. Pur senza avere la fretta di salire sul palco ho avuto la possibilità di fare tre spettacoli. Quando ho scoperto che avrei partecipato al primo sono stato colto da un’enorme agitazione. Mi sentivo ancora inadeguato, non avevo per le mani la struttura dello spettacolo, ero inchiodato su me stesso. Però è passato. Ho fatto quel che mi sentivo, mi sono divertito e mi sono sbloccato. E’ rimasta la voglia di fare e la tranquillità di aspettare il momento giusto, cullato da lezioni sempre più avvolgenti .

Ora continuo a chinare il capo di fronte al Jam Theatre che vedo ancora su una vetta da scalare, soprattutto dopo aver visto chi lo sa fare davvero, ma la mia è una riverenza spavalda, non ossequiosa né rassegnata. Giorno dopo giorno sto affilando la piccozza, con tutte le intenzioni di conquistarla.

Di un anno mi rimangono tante sensazioni e tanti momenti, principalmente incontri, alcuni tesi altri fluidi, tutti travolgenti. Partire dal corpo per comunicare in maniera istintiva è qualcosa di meraviglioso, senza parola riusciamo ad essere molto più efficaci e diretti, dando voce alla nostre sensazioni. Ascoltare, sentire, rispondere. Cose talmente semplici da far tremare i polsi quando si manifestano. In questo ringrazio i miei compagni di percorso, con cui ho instaurato un contatto vero, trovandomi spesso a godere della loro presenza con un’intimità difficilmente replicabile. Tra le mura del Gramelot si diffonde un’energia che ha del mistico, cucendo con un filo di seta i pensieri e le intezioni di chi ospita.

Una parentesi merita il lavoro sul Neutro che abbiamo fatto grazie a Lea (davvero Grazie, Lea!). Partendo da una condizione di neutralità fisica ed emotiva, siamo entrati in contatto col nostro personaggio, vedendolo, ascoltando le sue risposte, vivendone le emozioni internamente pur dietro un maschera impassibile. Ho visto amici piangere per il dolore di un suicidio che è stato scritto e concertato più di mille anni fa, ho sentito assieme a loro il gelo ed il calore della vita, ho vissuto io stesso l’abbandono totale per la conquista dell’altro da sé.

Quando ho pensato di aver corso il rischio di non provare tutte queste cose, solo per la paura che una struttura mi poteva istillare ho riso di me stesso e mi sono compiaciuto di essere testardo ed aver perseverato.

Tra una settimana si farà il saggio di fine anno, chissà che ne salterà fuori, sarà comunque un bel saluto ad un lungo, intenso anno.


Evidentemente sono di una lentezza scandalosa nel pubblicare i post... ho fatto in tempo a fare il saggio, che è andato anche abbastanza bene, ci siamo divertiti. Vedo che progressivamente sto prendendo confidenza, per cui ormai non ho più scuse, bisogna davvero portare in scena belle cose!

mercoledì 20 maggio 2009

Ridere

Era molto tempo che non ridevo in questo modo. Di sghignazzate ne ho fatte e ne continuo a fare di grasse e saporite, bazzicando soggetti a tratti folli e incontenibili. Ma di risa ce ne sono di tanti tipi, scatenate dalle più diverse situazioni. Risate dolci, amare, sciocche, immotivate, sforzate, genuine o solo accennate.

E’ un vero godimento quando ti prende una risata spontanea, cristallina, incontrollabile, che lasci fluire senza paura e senza sapere quando finirà. Una risata che apre i rubinetti dell’anima e lascia che questa si sfoghi e sgorghi copiosa, liberandosi di ansie e paure, fino a sgombrare completamente petto e mente. Una vera valvola di sicurezza che facendo tabula rasa permette di riprendere il calamaio e disegnare con tratti nuovi il nostro essere. Difficile prevedere la percezione dall’esterno, ma viverla è meraviglioso.

Meraviglioso è ancora più il motivo che la fa scaturire, quando è pace, tranquillità, calore. Ritrovare una sensazione che si credeva persa e che si temeva di non recuperare mai più, riscoprire il piacere di un gesto che è dare ed essere al contempo. Ritrovarsi e capirsi, tornando a percepire chi siamo noi in virtù della realtà che abbiamo definito intorno a noi stessi.

E allora si ride, perché si percepisce quanto siamo piccoli e sciocchi e quanto poco ci basterebbe per essere felici.

[Un video che calza a pennello...]


giovedì 16 aprile 2009

Senza veli

E' facile spogliarsi.
E' sufficiente inanellare una sequenza di gesti semplici e ripetitivi.
Gesti quotidiani, magari caricati di un nuovo significato.
Ed è facile sedere lì, quando l'imbarazzo si trasforma in calore.
Si prosegue senza difficoltà come una biglia posta su di un piano inclinato.

Ma com'è difficile mettersi a nudo.
Non ci sono circuiti motori che possano innescarsi in modo automatico e reiterato.
Si palpa la densità di una riluttante incertezza e l'attrito che pensieri prima e parole poi oppongono nel flusso che si vorrebbe avviare. E si sa che l'attrito genera calore.
Quando il ronzio di ingranaggi poco oliati va a confondersi col frenetico pulsare del muscolo cardiaco è difficile mantenere la lucidità che la situazione richiederebbe.
Sì, no, forse sì, anzi no, ma certo, no davvero, non si può. Devo.
E mentre i polpastrelli scivolano su di una superficie sublime e inattesa, nuova linfa sembra spandersi tra i denti delle ruote che prima stentavano a ingranarsi.
Il ronzio va scemando, l'attrito si riduce, ma non il calore che cresce incontrollato fino a trovare sfogo in uno sfiatare lessicale che difficilmente possiamo modulare. Tanto maggiore la pressione a monte, tanto più intenso il fischio che ne deriva riecheggiando tra le pareti della calotta cranica.
Ed il cuore prosegue a dimenarsi, vincolato com'è alla parete toracica.
Lo sbuffo solleva anche l'ultimo tulle che con pudore avevamo tenuto indosso, e mentre questo svolazza dolcemente, andando mollemente a riguadagnare il proprio posto, ascoltiamo cosa sta per succedere fuori da noi.
E la linfa comincia ad essere esausta, cedendo al cigolio rugginoso degli ingranaggi che perdono velocità.

Sì, no, forse sì, anzi no, ma certo, no davvero, non si può.
Si vedrà.

venerdì 20 marzo 2009

Il Panino più Buono del Mondo

Se qualcuno ha avuto l'occasione di vedere lo splendido Spanglish con Adam Sandler, dal regista di Qualcosa è Cambiato, non potrà essersi dimenticato del glorioso panino che il protagonista si prepara dopo il lavoro.
Quando vidi per la prima volta il film nei contenuti speciali trovai la ricetta e quindi anche io ho potuto godere di questa prelibatezza americana.

Recentemente mi è tornato in mente e l'ho riproposto in casa, riscuotendo grande successo, per cui ho deciso di rendervi partecipi e lasciarvi decidere se rischiare la vostra linea e la vostra rigorosa dieta (vero Mari?) fornendovi tutte le info necessarie alla preparazione.
Mi raccomando, servite il panino tagliato in due facendo colare il tuorlo!

Ingredienti

3-4 striscioline di bacon
2 fette di formaggio
2 fette di pane toscano
1 cucchiaio di maionese
4 fette di pomodoro
2 foglie di lattuga
1 cucchiaino di burro
1 uovo

NB: come formaggio io ho usato dell'Edamer, al posto del bacon si può mettere dello Speck, meno pesante, più raffinato

Preparazione

1. Abbrustolire il bacon fino a renderlo croccante, asciugare su carta da cucina
2. Mettere il formaggio su una feta di pane. Abbrustolire o mettere in forno fino a farlo sciogliere
3. Spalmare la maionese sull’altra fetta, coprire con bacon, pomodori e lattuga
4. Far sciogliere il burro su una padella antiaderente, friggere l’uovo mantenendo il tuorlo liquido
5. Adagiare l’uovo sulla lattuga e coprire con l’altra fetta di pane (formaggio a faccia in giù)
6. Impiattare e tagliare in due il panino, lasciando colare il tuorlo

Caratteristiche Nutrizionali

Ogni panino (4 fette di bacon) contiene:
1,115 calorie, proteine 52 g; carboidrati 50 g; fibre 4 g; grassi 48 g di cui 30 saturi; colesterolo 346 mg ; Sodio 2,192 mg

ACDC

Grande concerto ieri sera!
Ho le orecchie che mi fischiano e che mi fischieranno per un'altra settimana!
Grande spettacolo, sti vecchietti rocckeggiano ancora alla grandissima!

Perle della serata: il nostro rock 'n' roll bus, la bambolona gonfiabile, Back in Black, TNT e il bis con Highway to Hell.
ROCK 'N' ROOOOOOL!